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Nessuna città in Italia quanto Roma riesce a comunicarti quella tolleranza e disponibilità alla contaminazione tipiche di una megalopoli, pur conservando sempre la vitalità di quartiere. Ecco uno spazio/evento capace di raccogliere gente diversa per origine e cultura: tutti per la frutta e la verdura, gli accendini e i sacchetti d'aglio a 1/2 euro, le borse "griffe-eco" sulle lenzuola, a terra, che se arrivano i Vigili basta un secondo a far fagotto, i quadri con la cornice oro stile rinascimento in tinta con il tappeto da mettere in soggiorno, le giacche in pelle usate. I mercati a Roma sono gli spazi per un evento no global per dna. Nell'antico rito del chi vende e chi compra, intravedi le storie di un quartiere, di un' avvenente cinquantenne silicontruccata che fa finta di fare la spesa perché tanto ci pensa il filippino e di un pachistano irregolare che, vista la macchina fotografica, si gira dall'altra parte e ti manda a quel paese… E' il luogo di chi aggiusta il colpo giorno per giorno e si adegua, nei modi e nella merce, a chi vuole sentirsi soddisfatto per l'acquisto-affare di una bellissima giacca in ecopelle a 10.000 lire. A Porta Portese il marocchino può trovare le sue spezie, l'ucraino la sua musica, il centrosocialaro il maglioncino etnico per essere "contro", il pariolo l'oggettino pseudo-antico per un esercizio di stile: inutile, non se ne potrebbe fare a meno. Ogni tentativo di regolarizzare, standardizzare, insonorizzare questi crocevia così vitali ci sottrae parte del nostro splendido modo di essere; solo in pochi casi è lecito dire: "norme? No grazie"… . Alex Gritti contacts |